RAFFAELE NIGRO

Gaetano Pompa: l’ombra lunga della storia

Il presente ha un cuore antico, diciamo mutuando da Levi, ed ecco che tutto, i giovani centauri su motoripotenti, le moderne megalopoli, le prospettive, insomma tutto viene ingabbiato in una corazza, assumela collocazione ieratica di un bassorilievo, si chiude nell’area della stele, è parte decorativa di un luogo tombale. E’ la tecnica con la quale Pompa intende sottrarre alla beffa della caducità le cose, per affidarle a un tempo più dilatato, per far sì che superino la fragilità della cronaca ed entrino nella durevolezza della storia. 

Vittorio Sgarbi

Emancipazione dal presente

Romano, Gaetano Pompa è un artista intrinsecamente romano. Ma, naturalmente, non in rapporto e non del tipo dei pittori della Scuola Romana di questo secolo, dei quali negli ultimi anni si è ritornato a parlare: romano nel senso antico. E, anche qui, con eccezioni. Infatti il mondo romano cui egli guarda è più volentieri quello della decadenza. Quello incrociato con i barbari. E si capisce, perché metà dell’ispirazione di Pompa è tedesca.

GAETANO POMPA
Introduzione alla mostra tenuta a Roma nella Galleria “Ca d’Oro” il 10 maggio 1993 e chiarificazione della parola Mutmassungen”.

Quasi tutte le mie opere si chiamano “Mutmassungen” su qualche cosa. “Mutmassungen” è una
parola germanica che significa congetture”. Il mio amico Uwe Johnson della Pomerania, morto
tragicamente a SheernesSs nel North Kent, usò nel 1960 questa parola per il suo libro
“Mutmassungen uber Jacob” (congetture su Jacob). Da quella volta l’ho usata anch’io, come
omaggio a lui e per la bellezza della parola.

Fortunato Bellonzi

Gaetano Pompa

Conosco Gaetano Pompa da una quindicina d’anni almeno, ossia dal tempo delle sue prime mostre
romane nella galleria dell’Obelisco; e da allora l’ho seguito sempre nel suo lavoro, che non ha
mutato mai, se non perché si è straordinariamente affinato anche dal punto di vista delle tecniche
diverse, mentre si è arricchito d’invenzioni imprevedute, brillanti, con inesauribile fecondità e
felicità di soluzioni illustrative e formali di innesti culturali gustosamente stravolti, di umori
popolareschi lasciati esplodere ma subito riafferrati e contenuti nelle trame sottili dei segni,
nell’intarsio dei colori smaglianti, e di eleganze stilistiche che, ormai sul punto di traboccare nella
decorazione composita e congesta, sanno però, in virtú d’un colpo d’ala improvviso della fantasia.

A proposito della Elisabetta di Gioacchino Rossini
in scena al Teatro Massimo di Palermo e poi ad Edimburgo

Alberto Savinio in un saggio pubblicato nel 1920 diceva: “..pochi sono rimasti che sanno
rappresentare ieri e domani”, intendendo per “ieri” la nostra memoria e per “domani” i nostri
pensieri e non solamente i nostri pensieri, ma i pensieri degli altri uomini».
In un epoca cosí sorda e disumana esiste qualche artista, generalmente solitario, che ha scelto
come religione la memoria». Pompa è tra questi. Nei suoi paesaggi ariosi e pieni di lontananze,
nelle sue figure ambigue e paradossali c’è l’immagine del passato, c’è la poesia del passato.

Gaetano Pompa

Mutmassungen su Stravinskij

La musica è stata sempre la compagna del mio lavoro fin dalla prima giovinezza. Interveniva
quando la solitudine e il silenzio dello studio diventavano solidi. La musica, poi, finiva per introdursi
nel mio lavoro con forza e voleva che spesso mi ricordassi di lei e la rappresentassi. Questo si
concretizzò, per esempio, nelle numerose composizioni sul Don Giovanni, con Bela Bartòk (Il
Principe di Legno), nei ritratti dei molti personaggi del jazz (Bessie Smith da giovane, Ray Brown,
Dizzy Gillespie, Coutie Williams, Count Basie, Lester Young ecc.).
Spesso ho scritto dietro alle tele il tipo di musica che ascoltavo mentre lavoravo ad esse.

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